Il sistema rurale in Puglia genera valore economico con 5,7 miliardi di euro di produzione agricola primaria e oltre 1 miliardo dalle attività connesse, grazie alla multifunzionalità delle imprese agricole
Non solo cibo e produzione agricola, ma anche inclusione, educazione, cura, formazione e opportunità di reinserimento, è la dimensione sempre più ampia assunta dall’agricoltura sociale in Puglia, dove le aziende agricole hanno maturato esperienze di accoglienza e di welfare rurale, trasformando la multifunzionalità in uno strumento concreto a sostegno delle persone più fragili e delle comunità. A rilevarlo è Coldiretti Puglia, in occasione del tavolo tematico su agricoltura sociale, multifunzionalità e comunità rurali, organizzato dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia alla Fiera del Levante, nell’ambito dei focus sulle Filiere Agricole e Agroalimentari.
Il VI Piano regionale delle Politiche sociali 2026-2028 riconosce infatti il ruolo della masseria multifunzionale – spiega Coldiretti Puglia - come possibile presidio territoriale di welfare comunitario, con particolare attenzione alle aree rurali e interne, e richiama la necessità di integrare politiche sociali, sanitarie, educative, del lavoro e agricole. Per Coldiretti Puglia si tratta di un riconoscimento importante, perché fotografa una realtà che nelle campagne è già presente e che negli ultimi anni ha ampliato considerevolmente il proprio campo di intervento. La fattoria sociale può diventare un luogo nel quale produzione agricola e servizi alla persona si incontrano, mettendo a disposizione della comunità non soltanto prodotti, ma anche attività educative, formative, assistenziali e di inclusione, dentro un sistema rurale capace di generare valore economico e attrattività turistica, dove la produzione agricola primaria regionale raggiunge i 5,7 miliardi di euro, a cui si aggiunge oltre 1 miliardo di euro derivante dalle attività connesse, tra cui la multifunzionalità delle imprese agricole.
Il ventaglio delle esperienze è ampio, perché ci sono aziende che lavorano con persone con disabilità fisica e mentale, percorsi rivolti a minori e giovani in condizioni di disagio, attività dedicate a immigrati e rifugiati e progetti per persone che vivono situazioni di marginalità o dipendenza, mentre in altri casi l’agricoltura viene utilizzata come strumento – aggiunge Coldiretti Puglia - per favorire l’acquisizione di competenze e il reinserimento sociale e lavorativo di persone detenute o ex detenute.
La terra diventa anche uno spazio di cura e di benessere attraverso agricoltura terapeutica, ortoterapia, pet therapy, attività assistite con gli animali, laboratori e percorsi di socializzazione, con il lavoro nei campi e il rapporto con la natura che possono così entrare in percorsi più ampi di autonomia, riabilitazione e inclusione. Un ruolo crescente riguarda inoltre le famiglie e i bambini, con le aziende agricole e gli agriturismi di Campagna Amica impegnati nella formazione di educatori e imprenditori agricoli nell’ambito di Nidi di Comunità, con l’obiettivo di creare spazi educativi e di socializzazione capaci di mettere in relazione bambini, famiglie, natura e territorio.
L’agricoltura sociale intercetta anche il tema dell’invecchiamento della popolazione. In alcune realtà rurali sono stati sviluppati percorsi di accoglienza per anziani – dice Coldiretti Puglia - attraverso attività all’aria aperta, ortoterapia, laboratori, cucina, ginnastica e rieducazione posturale, insieme a occasioni di socializzazione e di partecipazione alla vita della comunità. Le 95 aziende pugliesi che hanno maturato esperienze di agricoltura sociale rappresentano quindi un patrimonio di multifunzionalità che, secondo Coldiretti Puglia, può essere ulteriormente valorizzato proprio attraverso la nuova programmazione regionale. La normativa pugliese riconosce già l’agricoltura sociale come strumento di riabilitazione, cura, educazione, formazione e inserimento sociale e lavorativo e la Regione dispone di un Elenco regionale delle fattorie sociali, aggiornato al 7 agosto 2026.
Il passaggio decisivo, secondo Coldiretti Puglia, è ora trasformare il riconoscimento programmatico in strumenti concreti. Il VI Piano regionale delle Politiche sociali 2026-2028 individua infatti nella masseria multifunzionale una possibile infrastruttura di welfare comunitario, ma per rendere strutturale questo modello servono risorse e strumenti che consentano alle imprese agricole di programmare investimenti, assumere personale qualificato e garantire continuità ai servizi.
Coldiretti Puglia chiede quindi alla Regione di costruire un raccordo stabile tra politiche agricole, sociali, sanitarie, educative e del lavoro, prevedendo misure dedicate alle imprese agricole che scelgono di investire nell’agricoltura sociale. L’obiettivo è fare in modo che le fattorie sociali possano diventare parte integrante della rete dei servizi territoriali e non restare esperienze sostenute prevalentemente dalla capacità delle singole aziende di farsi carico dei costi.
La sfida è particolarmente importante nelle aree rurali e interne, dove la presenza dell’azienda agricola può contribuire a ridurre le distanze dai servizi e a contrastare isolamento e marginalità. La masseria multifunzionale – insiste Coldiretti Puglia - può così diventare un luogo nel quale si producono contemporaneamente reddito agricolo, inclusione e coesione sociale, rafforzando il legame tra impresa, territorio e comunità.
Per Coldiretti Puglia il welfare contadino è già una realtà, ma ora occorre costruire attorno a queste esperienze una politica regionale capace di riconoscerne il valore, sostenerne la crescita e inserirle stabilmente nella rete del welfare pugliese.
