Investimento con il prossimo bando del decreto ministeriale “Facility Parco Agrisolare”
La transizione energetica passa dalle campagne pugliesi, dove oggi nasce il 16% dell’energia rinnovabile consumata, prodotta tra campi e stalle, un contributo strategico al fabbisogno nazionale, garantito da biomasse, biogas, bioliquidi e fotovoltaico, con un potenziale di crescita in grado di raddoppiare la produzione green senza consumo di suolo. Ad affermarlo è Coldiretti Puglia, in relazione al decreto ministeriale “Facility Parco Agrisolare”, con cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza mette a disposizione 789 milioni di euro per sostenere gli investimenti delle aziende agricole e agroindustriali nell’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di strutture produttive, promuovendo l’autoconsumo di energia rinnovabile e l’efficienza energetica, senza consumo di suolo.
La misura prevede contributi a fondo perduto fino all’80% per nuovi progetti selezionati tramite avvisi pubblici emanati dal MASAF e attuati dal GSE. I progetti ammessi dovranno essere conclusi entro 18 mesi dalla concessione del finanziamento. Tra gli interventi finanziabili rientrano, oltre all’installazione dei pannelli fotovoltaici, anche opere di rimozione dell’amianto, isolamento termico, sistemi di accumulo e dispositivi di ricarica per la mobilità sostenibile, nel rispetto del limite massimo di spesa ammissibile pari a 1.500 euro/kWp per i pannelli, con aggiornamenti previsti per storage e colonnine sulla base dei prezzi di mercato.
Un’opportunità strategica soprattutto per la Puglia, che si conferma regione leader nel settore delle rinnovabili. Il 12,9% della produzione fotovoltaica nazionale proviene dalla Puglia che tra l’altro ospita oltre 110.000 impianti fotovoltaici, pari al 5,9% del totale degli impianti italiani, mentre nella produzione eolica, la Puglia incide per circa 26,4% del totale nazionale, come ricorda Coldiretti Puglia.
Secondo uno studio del Centro Studi Divulga, sfruttando esclusivamente i tetti di stalle, masserie, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole, sarebbe possibile recuperare 155 milioni di metri quadrati di superficie utile, con una produzione stimata di 28.400 GWh di energia solare, senza sottrarre un solo metro quadrato alle coltivazioni.
A testimonianza della capacità innovativa del territorio, la Puglia è anche laboratorio di soluzioni avanzate come la vigna agrivoltaica di comunità, progetto realizzato da CRSFA “Basile Caramia” di Locorotondo, dall’Università di Agraria di Bari e dall’azienda Vigna Agrivoltaica di Comunità. Un modello di innovazione sostenibile Made in Puglia che integra la produzione vitivinicola con l’energia green attraverso pannelli fotovoltaici sollevati da terra.
La cosiddetta “pergola” agrivoltaica svolge infatti molteplici funzioni, perchè riduce lo stress idrico delle piante, crea un microclima più fresco, diminuisce il fabbisogno irriguo, protegge dagli eventi climatici estremi e dalle principali malattie della vite come peronospora e oidio. Inoltre, consente una maturazione più lenta dell’uva, ritardando la vendemmia di 3–6 settimane, favorendo una migliore maturazione fenolica, con minore contenuto zuccherino e maggiore acidità.
Coldiretti sostiene un modello di transizione energetica che vede le imprese agricole protagoniste attraverso comunità energetiche, impianti solari sui tetti e agrivoltaico sostenibile e sopraelevato, capaci di integrare il reddito degli agricoltori e generare benefici ambientali e produttivi. Un percorso che coinvolge anche il settore del biogas e biometano, che ha conosciuto una forte accelerazione grazie al riciclo dei sottoprodotti agricoli e alla riduzione dell’impronta ambientale, in particolare nella zootecnia.
